Arte e artigianato d'uso quotidiano

mercoledì 4 settembre 2013

Porta Sigaro C&A

C&A stanno per Cedro e Argento, che sono i materiali principali di questo portasigaro, con perni in alluminio e custodia da borsa in cuoio, di quattro colori.
Cedrella odorosa massiccia, per la precisione. Ricavato da un un unico blocco di legno e lucidato esternamente solo a cera d'api e cera carnauba. Ghiera lavorata, in argento 925 a decorare ed impreziosire il tutto.
Nella tasca di una giacca fa la sua bella figura, soprattutto quando lo si estrae per prendere il sigaro al suo interno, ma essendo il cedro un legno tenero ho pensato che, per trasportarlo all'interno di una borsa, in cui magari sono presenti anche altri oggetti, una custodia a sacchetto - in cuoio - fosse una buona idea. 
E' un oggetto bello e delicato per persone che si prendono cura non solo dei loro sigari ma anche degli accessori con cui li conservano. 







Lunghezza: 20,5 cm
Larghezza max: 3 cm
Diametro max sigaro: 20 mm
Lunghezza max sigaro: 160 mm
Formato sigaro max : Corona


lunedì 26 agosto 2013

Humidor "Cristallo e Sigari"

Devo dire la verità, non amo molto la plastica. Non la amo in generale, ma in particolar modo nella conservazione dei sigari e dei tabacchi. Per questo quando mi sono interessato a materiali alternativi per la costruzione di humidor ho pensato al cristallo e non al plexiglas. Come scrivevo nel post del portapipe a rotolo, quando cerco cose particolari e non le trovo, se posso rimedio io costruendole. Come humidor trasparente con i sigari in "bella vista" mi sono imbattuto - che fossero di marca o meno, di designer affermato o meno - in soluzioni che non mi soddisfacevano, né per il materiale né per il design.
Quindi ho realizzato questo, in cristallo:







Misure e peso sono imponenti, se paragonati ad equivalenti in plexiglas e materiali similari, ma lo sono anche in relazione agli standard in legno.
Cristallo ad alto spessore, alluminio per le decorazioni, pomice naturale per gli elementi umidificanti, divisore mobile e per finire, termometro-igrometro elettronico, caratterizzano questa particolare scatola per sigari. Essendo in cristallo oltretutto può essere utilizzato sia per la conservazione dei sigari cubani e centroamericani che, in alternativa, per quella dei Toscani.

sabato 17 agosto 2013

Lo "schiacciatabacco" dei Re - Pigino da pipa

Da esteta, e da fumatore di pipa, apprezzo le cose belle. Il fumatore appassionato sa che, per regolare il tabacco nel fornello, basta un cilindretto di legno qualunque o un pigino economico quando non il semplice dito, stando attenti a non scottarsi. Io che amo le cose belle però - ritenendo appropriato associare a belle pipe i migliori accessori -  ho realizzato un pigino da pipa in corno di cervo, corno di bufalo d'acqua, argento e cabochon di avventurina naturale, varietà di colore verde. Un vero gioiello. E per custodirlo l'ho attrezzato di una casetta in legno, imbottita di feltro rosso.









Sono 6,5 cm di bellezza, almeno a mio modesto (e di parte) avviso :-)


martedì 13 agosto 2013

Teniamoci il segno...

Gli occhi diventano pesanti, la testa ciondola e ci risvegliamo a scatti; è proprio giunto il momento di chiudere il libro.

Segnalibro realizzato interamente a mano in legno di cedro (cedrella odorosa), noce (nazionale) e mogano. Protetti e conservati, quando non sono a riposo in un libro, nel loro astuccio di pelle.

Segnalibro in cedro


...segnalibro al lavoro
 

le tre essenze





Panoramica di gruppo di segnalibri (cedro, mogano, noce e robinia) impreziositi da una pietra preziosa o semipreziosa incastonata in argento

 


Buona lettura

domenica 11 agosto 2013

Di come portare e conservare le nostre amate pipe

Ho sempre amato le cose particolari e, se impossibilitato a trovarle già pronte, a realizzarle con le mie mani. Questo è solo uno dei portapipe da me realizzati interamente a mano, in pelle - in questo esempio blu - e tessuto blu e feltro grigio; il tutto legato da un laccio di cuoio in tinta. Piccola chicca, il porta-scovolini realizzato con la stessa pelle e il pigino fatto in legno di noce nazionale.

chiuso...



 aperto...



E questo realizzato in pelle di maggior resistenza e spessore, di colore rosso con interno in tessuto marrone e patelle di protezione in juta rossa. E come il precedente, porta-scovolini e pigino.

chiuso...



 aperto...



mercoledì 16 gennaio 2013

Cosa è successo alla solidarietà fra le persone?

Un cittadino, dalla finestra della propria casa che dà sul parcheggio, filma una donna in difficoltà a spostare la sua auto sulla neve, commentando la poca intelligenza della stessa nell'affrontare il disagio, fino al momento in cui spingendo l'auto in folle l'auto non va, per inerzia una volta sbloccata, a sbattere contro il muro della casa proprio di colui che sta filmando e dando, fra un commento e l'altro, dell'idiota alla malcapitata. Essendo a conoscenza della innumerevole quantità di video similari mi chiedo quando abbiamo sostituito l'ovvia - almeno per me - solidarietà di dare fisicamente aiuto ad una persona in difficoltà/pericolo al compiacimento di filmare e poter diffondere tramite il web, le disgrazie e sfortune altrui. Una volta un UOMO sarebbe sceso in strada e avrebbe "cavallerescamente" aiutato una donna in difficoltà...oggi ne ride e menefreghisticamente antepone ad un dovere civico e morale i suoi "3 minuti di fama" sul web per strappare qualche risata a persone piccole e inutili come lui. Immagino con piacere il giorno in cui lo stesso protagonista del video si dovesse trovare in pericolo, gli soccombesse davanti ad una platea di persone indifferenti ma attente ed intente ad immortalare la sua disfatta con un telefonino.


martedì 1 gennaio 2013

duemilatredici

Un altro anno è passato. Non è stato il massimo, ma sicuramente è stato migliore di quello ancora precedente. Sarà stato così per tante altre persone. Ecco, speriamo che la tendenza al miglioramento continui. Benvenuto anno nuovo...comportati bene.


giovedì 13 settembre 2012

Assenze e Presenze

Ci sono dei giorni che decidono di essere diversi dagli altri. Oggi è uno di quei giorni.
Non che mi cambi la vita, dato che l'unica volta che l'ho visto avevo nove anni quindi non è stata un presenza determinante, anzi forse è stata più determinante la sua assenza, nel bene e nel male, ma oggi ho scoperto che a febbraio di questo anno è morto mio padre.

Ci sarebbero parecchie cose da dire al riguardo, ma non lo farò. Bene o male purché se ne parli? Ecco, non parliamone.

martedì 26 giugno 2012

Del Mantello e del Tabarro...


 Ci sono degli indumenti o degli accessori che sono passati di moda, relegati al ricordo di tempi passati o che, nelle giovani e meno giovani menti attuali, vengono definite “cose da vecchi”. Uno di questi indumenti è il mantello, comprendendo in tale accezione anche le sue differenti e splendide varianti, come il tabarro o la mantella soprabito. Questo mio scritto non vuole essere un elogio tout cour dell'indumento, quanto un tentativo di esprimere “ad alta voce” una serie di pensieri e considerazioni su un capo di abbigliamento così particolare che oggi sembra essere accettato sono in un contesto fumettistico e supereoistico; se Superman è normale considerarlo mantello-dotato, uno studente, in impiegato o una qualunque persona che decidesse di indossarlo nelle sue passeggiate cittadine, verrebbe additato come un “eccentrico”, nel migliore e più educato dei casi. A nulla vale far notare come molti degli indumenti oggi in voga siano oggettivamente meno di classe e/o ridicoli.
A ben pensarci il mantello ha subìto un destino paradossalmente più infausto di qualunque altro indumento; se ciclicamente a distanza di circa 20 anni, pantaloni a zampa di elefante, scarpe con la zeppa, giacche con spalline o pantaloni attillati sono sempre tornati in auge, lievemente modificati, interpretati o semplicemente svecchiati di una patina stantia del periodo in cui splendevano nelle vetrine e addosso ai modaioli dell'epoca, lo stesso non si può dire del mantello. Quali possano essere le motivazioni mi è difficile dirlo. Inizialmente ho pensato ad un concetto di “scomodità” e di “impegno” nel dover/poter indossare un indumento tanto “importante”, ma in un mondo, quello della moda, ove si vedono in continuazione oggetti e vestiti scomodi solo a guardarli figuriamoci ad indossarli, ho voluto accantonare l'ipotesi. Anche il considerare “importante” l'indumento in sé è stato abbandonato come idea, vista la brama delle persone al giorno d'oggi di sembrare importanti, che avrebbe dovuto portarli almeno a valutare, anche sommariamente, tale ipotesi. Allora ho rivolto la mia attenzione ai costi di produzione e alla grande quantità di impiego di materiale, soprattutto se parliamo di mantello a ruota intera (generalmente i mantelli si dividono in quarto di ruota, mezza ruota e ruota intera, ovvero un quarto di cerchio di stoffa, mezzo o cerchio intero), ma dopo aver considerato che molti sono disposti a spendere 3000 € o più per una borsa di plastica purché marchiata dallo stilista in voga al momento, ho desistito dall'approfondire, e poi esistono gli Outlet, paradisi per coloro che cercano marchi e modelli di lusso o meno che siano a prezzi stracciati. Sono cinicamente altresì convinto che basterebbe un semplice e piccolo incentivo da parte di un “vip” della moda e/o della spettacolo a poterlo portare nuovamente alla ribalta. Un calciatore, un cantante o un attore, specialmente se di “Hollywood”, potrebbe semplicemente cominciare ad indossare un mantello, tempo due settimane lo acquisterebbero se non tutti, in molti. Fino a che un giovane e famoso personaggio del jet set non si muoverà in tale direzione, ritengo che difficilmente ci potrà essere un interesse per un soprabito del genere. Fino ad allora verrà considerato un indumento d'altri tempi e per persone comunque di una certa età. Indossare mantello e passeggiare con un bastone da passeggio avendo meno di 60 anni viene considerato un atto se non oltraggioso, quantomeno singolare e degno di attenzione da parte di qualche esponente delle forze dell'ordine zelante che, personalmente successo, viene a chiedere lumi, nel timore che il bastone, non essendo necessario a coadiuvare la deambulazione, non potesse essere visto come accessorio di eleganza e di estetica, quanto come mezzo atto ad offendere, ovvero come arma. Adesso che, come descriveva Dante nella Divina Commedia, sono più o meno e relativamente alle aspettative di vita attuali, nel mezzo del cammin della mia vita, può darsi che la cosa verrebbe giustificata anche se, non agli occhi di tutti, temo. Io posso fare ipotesi più o meno valide, ma sicuramente totalmente soggettive e parziali; sarebbe interessante chiedere perché il mantello è stato così volutamente dimenticato ad esponenti considerati importanti nell'ambito della moda, a stilisti a giornalisti e appassionati di settore. Sicuramente c'è un mercato di nicchia se è vero che esitono aziende che continuano a produrli o se viene mantenuta una continuità nella realizzazione di mantelli in loden nella zona altoatesina italiana e tirolese austriaca, nelle sue varianti di stile, colore, forma. Una delle discriminanti che ci può comunque saltare all'occhio immediatamente è che proprio perché di nicchia, è un mercato rivolto sostanzialmente ad una categoria di persone che non solo devono essere abbastanza eccentriche da voler indossare un mantello od un tabarro ma anche abbastanza benestanti economicamente per potersi permettere certe spese. Si può quindi prevedere di tornare ad una neo epoca d'oro del mantello? E che incorpori tutte le fasce sociali, dal quelle meno abbienti a quelle ricche passando per il ceto medio basso, quello medio e quello medio alto e borghese? Sicuramente, ma la conditio sine qua non per la quale si possa intravedere una tale ipotesi è che il mantello torni in auge, non importa in che modo e per merito di chi. Qualcuno potrebbe obiettare che non torni in auge proprio perché sono poche le aziende che li producono e a prezzi troppo elevati per la cittadinanza comune. Io di ciò non ne sono affatto convinto, abbiamo sicuramente aziende che potrebbero mettere in produzione mantelli e tabarri anche a basso costo, con stile e materiali moderni, svecchiati dalla loro aura di “antico” o forse per meglio comprendere il concetto, dalla loro aura da “vecchio” o da “bisnonno”. Se non li producono evidentemente non hanno richiesta. Certo, la richiesta può essere forzata o comunque “indirizzata”, ma credo che per avere un impatto importante a livello di grande produzione debba, come accennato all'inizio, provenire da un “modello” da seguire, che sia una azienda, una casa di moda, da uno o più personaggi famosi.
Chi di noi comuni mortali deciderà o ha già deciso di indossare tale tipologia di abito, indifferentemente dalla foggia, dallo stile, dal colore o dall'occasione, sa di appartenere alla categoria delle persone sicure di sé o alla categoria degli eccentrici/egocentrici, di coloro che in un modo o nell'altro decidono di farsi notare e di porsi al centro dell'attenzione. Andare in giro per il centro con mantello, magari accompagnato da un bel cappello quando non anche da un raffinato bastone dal passeggio (mi raccomando senza “segreto” se non volete passare guai moto seri), significa sfidare le convenzioni comuni per cui l'originalità la si può dimostrare, paradossalmente, vestendosi alla moda, tutti uguali.


Devo dire che l'ìdea di un ritorno all'uso comune del mantello e del tabarro o della mantella soprabito non mi esalta, forse per una sorta di consapevolezza del far parte di una piccola e limitata categoria di persone, di un ristretto gruppo di
amanti del gusto retrò e dell'eleganza d'altri tempi. La curiosità di scoprire in quale modo si potrebbe evolvere sia nelle forme, che nei materiali che nel modo di indossarlo, ai tempi di oggi, coinvolgendo tutte le categorie di persone di tutte le estrazioni sociali ed economiche, però è tanta; forse però al momento, a causa della mia diversamente giovane età e di una piccola parte di egoismo nel voler proseguire nell'appartenere ad un piccolo gruppo di estimatori, mi piacerebbe che le cose rimanessero come sono: continuare ad essere considerato uno “strambo”.

Saluti

lunedì 25 giugno 2012

Dei regali sbagliati...

Forse sono strano, o forse sono insofferente. Magari sono vecchio e all'antica o troppo esigente. Il concetto di regalo è superato? E' cambiato?
Sono anni ormai che mi riesce difficile godere a pieno di un regalo ricevuto. Parlo di quei regali non richiesti, a sorpresa, senza essersi prima informati con coniuge/convivente/genitore/amico, (quelli ovviamente sono "azzeccati" ma qualcuno ha fatto la spia) totalmente fatto pensando alla persona a cui era indirizzato. Non faccio tanti regali, non ne faccio per obbligo o per convenzione, ma quando ne faccio penso sempre a chi è destinato; e mi sento un marziano.
Ho sempre ritenuto che, a prescindere dall'occasione e men che meno dal valore, un regalo dovesse essere fatto ad hoc. Evidentemente mi sbagliavo e negli ultimi anni addirittura sembra che questa opzione non sia nemmeno più prevista. Guardo e ascolto con tristezza infinita le pubblicità, recapitatami via mail, di ebay annunci che mi invita a mettere in vendita "i regali non graditi". Interviste e commenti in TV che incitano al riciclo del regalo sbagliato, al "dare agli altri quello che non volevi fosse dato a te", una sorta di undicesimo comandamento dettato dalla sociologia moderna.
Perché si sbaglia un regalo? Ammetto che possa esistere la possibilità; fraintendimenti, cattiva memoria e quant'altro possono portare a farci fare una scelta sbagliata, ma se esiste un florilegio di possibilità in cui librerie, negozi, siti che offrono "card regalo" da riempire del valore desiderato e, come esprime bene lo slogan dell'ikea, con "il nostro pacco più piatto", vuol dire che molto è cambiato. Alla radio la stessa azienda prima di natale pubblicizzava la cosa con uno slogan del tipo "non fare il regalo sbagliato, fallo scegliere a chi lo riceve".
Abbiamo ormai tutto che non sappiamo cosa regalare e farci regalare? Non conosciamo più i nostri cari ed i nostri amici al punto da non prenderci la responsabilità della scelta? Non so. Chi invece questa responsabilità la prende, sempre più spesso, commette degli errori che definire epocali è fargli un complimento.
Se dopo alcuni anni di "facce di delusione" la mia compagna comprese che regalarmi vestiti o scarpe non era quello che IO intendevo come regalo da ricevere ed ero ormai tranquillo su quello che mi arrivava in determinate occasioni, lo stesso non posso dire di amici e conoscenti. Sembra che non ci si interessi più ai gusti, agli interessi e alle peculiarità delle persone. Se posso arrivare a scusare una persona che frequento da poco che decida di "farmi un pensierino" e che mi regali un tanga natalizio a forma di renna, con tanto di cornine rosse e dalla forma che poco lasciava all'immaginazione, non posso farlo per amici che frequento da quasi 10 anni e che "dovrebbero" conoscermi MOLTO bene.
Il fatto che sia quasi senza tabù, che non mi faccia problemi a parlare forbito o come uno scaricatore di porto a seconda del contesto, che sia "alla mano", non ti giustifica dal non prendere in considerazione che sono comunque un ultra quarantenne che vive da solo (o convive con la propria donna) dall'età di 18 anni, con le proprie passioni e soprattutto con una certa maturità datami dall'età e dall'esperienza.
Se dopo dieci anni, dopo che ho iniziato te e tuo fratello al fumo della pipa, dopo che a casa vostra mi hai visto fumare pipa e sigari, dopo che hai frequentato casa mia, sai come è arredata, sai come vivo e chi sono, perché come regalo ricevo un nano da giardino (dotto) in resina con un pannellino solare che alimenta una sfera di vetro bianco che si illumina alternando tre colori? Perché dal viaggio di nozze che hai fatto in Messico, mi racconti di aver bevuto ottima tequila, di aver trovato una torcedora in un locale che per pochi dollari ti ha venduto 5 sigari fatti da lei, che ti sei fumato durante il soggiorno e al ritorno come regalo mi porti un grembiule made in china con un sopra grembiule con disegnato un sombrero e scritto viva mexico e il cui sollevamento permetteva l'esposizione di un accessorio che sempre poco spazio lascia all'immaginazione?
Perché si alimenta il commercio di "escrementi" (non è il termine che userei ma le regole di netiquette mi impediscono di lasciarmi andare nello sfogo) che non meriterebbero di essere nemmeno prodotte?
Ho chiesto ad amici e parenti se solitamente creo l'impressione di essere una persona volgare o superficiale, per capire se senza rendermene conto avessi potuto fomentare tali "scelte". Mi è stato risposto e garantito di no.
Chi mi conosce sa quali siano le mie passioni e i miei interessi. Sai che amo cucinare, mangiare bene e provare anche alimenti particolari, non essendo allergico, intollerante a nessun cibo o bevanda e nemmeno schizzinoso. Sai che fumo sigari e pipa. Sai che amo i buoni distillati e il buon vino. Sai che amo leggere. Potrei andare avanti ma solo queste poche cose permetterebbero a chiunque mi conosca da più di tre giorni di capire come farmi felice se si dovesse sentire in obbligo o in piacere di regalarmi qualcosa.
Qualcuno il dubbio se lo deve essere posto, anche se le prime volte che scoprivo che la mia compagna era stata contattata a mia insaputa per sapere "cosa regalare al tuo maschio" mi arrabbiavo parecchio. Possibile che dopo anni, dopo che ne abbiamo PURE PARLATO assieme, non ti viene in mente che:
A: per quanto ovviamente i regali facciano sempre un enorme piacere, non è necessario che tu me li faccia e men che meno che ti senta obbligato/a a farmeli.
B: che piuttosto che spendere 5/10 euro per una cineseria inguardabile e totalmente inutile preferirei mi offrissi un buon calice di vino in osteria/enoteca.
C: che fumo sigari Cubani e Toscani e che con meno di 6 € prendi una confzione da 2 Toscano Originale mi fai stra-contento e che se me ne prendi di più o mi prendi dei Toscani Amazon (tipo Nerone, Arabesque o Italiano) mi fai addirittura felice.
D: che amo certi distillati e sai bene quali perché se mi frequenti vuol dire che in parte hai i miei stessi gusti e sicuramente ti ho parlato dei miei gusti in fatto di cibo, di liquori e vini e di tabacco/sigari.

Forse sono arrivato all'esasperazione al punto da aver avvertito tutte le persone che conosciamo di non farci regali. E' triste, ma la mia insofferenza unita alla mia incapacità di dire e mostrare una espressione di circostanza in presenza di un regalo non gradito, mi fa soffrire di più della persona che si rende conto di quanto non mi sia piaciuto il suo dono.


Sono strano io? Sono cinico e disilluso? Solo sfortunato? Frequento gente di malaffare?
Qualunque sia la mia "colpa", non posso però non vedere la tendenza dei regali asettici e impersonali di cui parlavo in precedenza e non posso non ascoltare le lamentele di alcuni amici che, purtroppo per loro, hanno il mio stesso problema.

Sono solo in questa valle di lacrime? (cit.)